è da un po’ che non ci sentiamo, diciamo da qualche giorno. Bene e ora di riprendere a risentirci perché ho delle novità per te che stai leggendo.
Tutto è iniziato quella calda mattina del 6 agosto (in realtà una settimana prima, ma non voglio farti annoiare con altre peripezie, perciò restiamo qui), quando salutai mia zia sotto casa sua per prendere il pullman che ci avrebbe portato al Molo Beverello. Da lì avremmo poi preso la motonave per iniziare la mini-crocieraCapri–Positano–Amalfiche lei aveva “attentamente” organizzato. Puntualizzo: attentamente!
Non metto nemmeno piede nel pullman che subito delle 50enni con l’aria da 18enni mi chiedono di segnare dei numeri sul loro telefono e di scattargli delle foto, che poi dovevo attentamente inviare ai rispettivi amici/che e familiari. Ora, mi chiederai ma perché hai fatto un viaggio organizzato e non hai scelto di andare con delle amiche o con il tuo ragazzo? Bene, la risposta è che io essendo una ragazza coraggiosa mi piace provare di tutto e non mi piace frequentare soltanto persone della mia età. Per quanto riguarda il discorso del ragazzo, non basterebbe una vita per spiegarti le motivazioni. Ma torniamo a noi.
Arrivati al Molo, mi hanno caldamente invitato a fare delle foto a chi dicevano loro, con chi dicevano loro e dove dicevano loro. Io annuivo e andavo avanti, pensando alle bellezze di cui presto avrei potuto godere. Ah, nel frattempo ho dimenticato di dirti che ero andata assieme a mia nipote Alessia di 13 anni (ma dall’aria di 50enne, poi capirai il perché). La meravigliosa bambina (ragazza, altrimenti si arrabbia) dai capelli lisci e morbidi, rossi e biondi (una top model in pratica) è stata la mia “ancora di salvezza”, il cosiddetto “bastone della vecchiaia”. Sul Molo: zia devo andare in bagno, zia ho sete e fame andiamo al bar? Sì, amore, la zia ti ama da morire andiamo al bar (tutto purché lontano dai riflettori e da sguardi indiscreti).
Saliamo sulla motonave, tutto ricomincia, ma una mia occhiataccia fa capire tutto: forse avevano esagerato un pochino con i selfie? Può essere? Mmm il dubbio ormai si era celato in loro. E mentre vedevo allontanarsi la loro ombra all’orizzonte mi godevo il mare, il mare Caprese…
Qualcuno (probabilmente con prudenza) si avvicinava e mi chiedeva: quelli sono i Faraglioni? E io rispondevo educatamente: sì, sono proprio loro. Che meraviglia! Mai visto due riflettori così da vicino! Poi la motonave decise di fermarsi e lì il mare divenne ancora più limpido…
Se vedi che i miei capelli sono leggermente (dico e sottolineo) leggermente “no comment” sai il motivo. Dunque, non infilare il coltello nella piega. Abbi pietà di me, almeno tu! Ops nella foto c’è una ciocca della mia top model preferita. Che bella!
La motonave, all’improvviso, cominciò a fischiare e ad emettere un altro suono un po’ stridulo che non so spiegare. Stava girando verso sinistra, non so esattamente quale sinistra (se la mia, o quella della motonave) perché ero rimbambita a causa del panorama caprese (evitiamo altro grazie), ma comunque stava girando e salutava Capri.
Dopo un po’ avvistammo qualcos’altro. Sì era lei in miniatura, da lontano, ma allo stesso tempo così vicina, la cara Positano!
Volevamo fermarci, ma le onde ci trasportavano verso un’altra meta, dove ci saremmo fermati per due ore. Il tempo giusto per vedere il centro e comprare souvenir.
Ecco Amalfi!
E una bella nuotata, no? Ma sì che la facemmo. Mia nipote, che fu brava (esclusa qualche marachella) mi chiese: zia andiamo in spiaggia, ti prego.
Come non accontentarla con quegli occhi dolci? I soliti occhi “furbi” tipo “gatto con gli stivali” di Shrek?
E poi era arrivata l’ora di salpare e le marinaie non potevano che farlo salutando il gabbiano.
Aspetta. Mi stai chiedendo come andò a finire con gli altri? In effetti, quando scendemmo ad Amalfi, ci dividemmo. Quindi, relax! Per un po’ confesso che soffrì della “sindrome dell’abbandono”, ma mia nipote mi rincuorò: zia andiamo a prendere i souvenir e la maglia di Amalfi che mi piace tanto? Io: certo, amore, andiamo a comandare… tanto la Costiera Amalfitana è anche un po’ nostra.