
Non sopporto quelli che adottano un bimbo a distanza ma trattano male i lavavetri al semaforo,
quelli che non ti chiamano mai e quando lo fai ti dicono: “Oh, non ti fai mai sentire!”
e poi non sopporto quelli che ti dicono: “Poi passa”, perché non hanno voglia di ascoltarti,
non sopporto quelli che risolverebbero tutto con una bella bomba,
non sopporto neanche gli uomini che fanno firmare alle donne le dimissioni in bianco quando le assumono (…)
e l’amore a prima vista, l’amore a prima vista non esiste, l’amore si costruisce (…),
non tollero quelli che trattano le persone come bestie (…)
e poi io odio il termine esclusivo: festa esclusiva, matrimonio esclusivo,
se una cosa è esclusiva vuol dire che qualcuno è stato escluso e a me questo non piace.
(Geppi Cucciari, Un fidanzato per mia moglie, Davide Marengo, 2014)
Ne aveva da dire cose la nostra comica Geppi Cucciari alla radio. E sì, forse le cose che non sopportiamo sono come il suono potente di una batteria che non conosce pace. Quante volte abbiamo detto: non sopporto questo, non sopporto quello. Sempre a lamentarci, quando poi di lamentarci forse ne abbiamo perché abbiamo troppo, chissà. Beh, la verità è forse, come ci dice Geppi, che non sopportiamo l’ipocrisia, forse delle persone che ci danno il bacio sulla guancia o di quelle che ci dicono “ti voglio bene” senza neanche pesarlo questo bene, o forse non sopportiamo l’esclusione, ma questo è qualcosa che abbiamo provato un po’ tutti nella vita, mi sa. Magari, qualcuno ha tagliato i ponti con noi prima di conoscerci veramente, oppure ci ha conosciuto ma non ci ha apprezzato per quello che veramente eravamo o forse anche per gioco ci ha emarginato, perché c’è anche chi si diverte così, ma poi in fondo si ritorna dove si è stati bene, ovvero nelle braccia di chi ci ha amato veramente, perché io ancora ci credo:
CREDO alle brave persone che ti riscaldano il cuore mentre senti soltanto brividi di freddo,
CREDO all’amore e all’amicizia intense,
CREDO al rispetto delle regole,
ma ancor di più CREDO al rispetto verso se stessi e verso gli altri e Trieste ne potrebbe essere un esempio emblematico. Una città variopinta, in cui sebbene gli steriotipi alleggino nell’aria, si sente comunque il cambiamento. Basti pensare alle svariate comunità che vi abitano: sloveni, serbi, rumeni, kosovari, cinesi. Una città variopinta, viaggiatore, che tu devi assolutamente scoprire. Ti ricordi che c’eravamo lasciati con la neve di Campitello? Ebbene, ti avevo promesso che ti avrei portato in un’altra località gelida (soltanto per il clima e forse anche per l’eccessivo rispetto delle regole) e che avrei dovuto rifarmi il make-up presso un negozio di esclusiva (Non preoccuparti! In questo caso non verrà escluso nessuno, semplicemente il prodotto ed il servizio sarà pensato in base alle esigenze e alle aspettative del singolo cliente). Allora, Seguimi…
Ebbene sì, la Bora mi ha spinto verso il territorio triestino. Già sentivo da lontano l’odore del caffé Illy o del cosiddetto “capo” (così come è chiamata la bevanda in voga del paese). Prima tappa assoluta, da brava napoletana è Piazza dell’Unità, dove si trova il Municipio e la Fontana dei Quattro Continenti. Viaggiatore, una vista bellissima di giorno e di notte, gradevole per sostare e per fare delle passeggiate mano nella mano o dando il braccio ad un amico/un’amica. Questi sono bei momenti da immortalare. Guarda tu stesso.

Si vede proprio l’eleganza e il gusto del mistero che avvolge la città, nota anche per le sue grandi aziende come Fincantieri e Genertel, che portano alto il nome della capitale del Fruili-Venezia-Giulia (oddio quanti nomi in una sola sigla, ihihih!). Ma Trieste è una città anche ricca dal punto di vista storico e culturale: basti pensare al Museo Alinari (dedicato alla fotografia), al Museo James Joyce (consacrato al rapporto fra lo scrittore irlandese e la città adriatica), al Museo d’Arte orientale (focalizzato sulla storia dei guerrieri giapponesi più conosciuti, i samurai, e dei leggendari guerrieri ombra, i ninja), al Museo Resiera di San Sabba (dedicato alla memoria degli Ebrei), al Museo del Mare (consacrato alla pesca e alla rappresentazione di modelli di barche), al Museo teatrale Carlo Schmidl (dedicato alla storia teatrale e musicale di Trieste negli ultimi due secoli).




Ma Trieste non è soltanto questo. Ci sono anche Castelli e parchi da visitare, come il famoso Castello Miramare, con il suddetto parco, ed il Castello di San Giusto.


Ops, la Bora mi spinge oltre… Essendo una città anche ricca dal punto di vista religioso, troviamo la sinagoga.

Ops, sto attraversando la strada e i poliziotti con i loro giubbini catarifrangenti fissi e pure i berretti (sembra quasi di stare in America) mi segnalano di fare attenzione, ma qui a Trieste le regole sono rigorosamente rispettate, caro viagggiatore. Le macchine, se attraversi sulle strisce pedonali, si fermano quasi ad un km di distanza (e rido io, eh sì, da “terrona”, utilizzando il termine scherzando ovviamente, tanto di stereotipi ne ho/ne abbiamo le tasche piene, come si suol dire). E anche l’interno della Cattredrale San Giusto ci segnala la presenza del sacro nella città adriatica.

Ma poi c’è Carso Triestino, ideale per gli amanti della montagna…


Ma la Bora mi spinge ancora più in là. Prendimi viaggiatore! Cosa? Me la devo cavare da sola? Va bene, e che ci tieni terrone! (Ovviamente sempre scherzando, lo sai di stereotipi ne ho/ne abbiamo le tasche piene, capisce a me!). Comunque anche il mare, con le sue profondità, bagna la magnifica Trieste…


Vedi Trieste è piena di ricchezze, e la Bora mi porta verso via Torino. Devi sapere, viaggiatore, che via Torino è la meta ideale per chiunque voglia incontrare e conoscere gente nuova. Ci sono tantissimi locali in voga dove si può bere e fare chiacchiere con amici/amiche e divertirsi un sacco, proprio come piace a te, avendo l’esclusiva. Oh, attento ad non escludere! Trieste è una città multiculturale, che comnunque consenva in sè il Made in Italy. Lo hai visto anche tu. Hai visto che bellezze italiane ci sono, certo, ma dato che gli abitanti sono di varie nazionalità è ovvio che ci sia un certo “melange” come direbbero i miei cari francesi. Evviva il meticcio, viaggiatore! Guarda che oltre ai cinesi che invadono i negozi a tre piani e i bar, e oltre agli sloveni, e ai serbi e ai croati, e chi ne voglia più ne metta, ci siamo anche noi del Sud, nel famoso quartiere San Giacomo e qui a via del Rivo, ripeto VIA DEL RIVO, 19 vi aspetta SOLEIL (no, non Soleil Sorgé quella di Uomini e Donne, la De Filippi qui non c’è), ma SOLEIL COSMETIC, con una fantastica titolare, SARA VISCO, ripeto, SARA VISCO, che mi darà l’esclusiva, non nel senso che intende la Cucciari (che è escluso qualcuno), ma nel senso che ogni prodotto e servizio offerto dalla titolare è calibrato sui bisogni del singolo cliente, ripeto, SUI BISOGNI DEL SINGOLO CLIENTE.
Ti avevo detto che dovevo rifarmi il make-up, o come diciamo noi napoletani e soprattutto le mamme, ” ‘o stucco”. Perché tua madre non ti ha mai detto: ma esci con questo stucco in faccia? A no! A me sì, soprattutto quando avevo 15 anni e ancora pasticciavo con le matite e i lucidalabbra. Oggi, devo proprio rifarmelo questo make-up. Iniziamo con gli ombretti ‘XEA COLORS: GIALLO, ROSA, LILLA, VIOLA, AZZURRO. Ci sono per tutte le tinte, ma io scelgo l’azzurro, la mia tinta preferita sugli occhi, e tu? Dai, viaggiatore scegli anche tu.
Ma adesso, che ci penso ho bisogno anche di una buona base per il viso e allora opto per le favolose creme di Sara: Crema al Caviale, Arnicagel, Crema Aloe Vera, per diversi tipi di pelle, con diverse profumazioni, tutte FACE COMPLEX. E vai con il Made in Italy. Finalmente un negozio al Nord, dove trovo i prezzi del Sud, con la stessa qualità. E che qualità, viaggiatore! Da non perdere!






