Ciao viaggiatore,
apro un nuovo articolo con il singolo “Andrà tutto bene” di Elisa Toffoli e Tommaso Paradiso, proprio per iniziare la Pasqua con uno spirito ottimista. Lo so che l’andamento della curva in Lombardia non si arresta, ma dobbiamo essere fiduciosi. Tu, viaggiatore, devi essere fiducioso. L’unico modo per fermare il virus è quello di restare a casa e di limitare le uscite alle cose necessarie, come fare la spesa.
Sì, perché non tutti lo hanno capito, ma i decreti che hanno emanato servono a proteggerci. È inutile mettere la testa sotto la sabbia e fare finta che non stia succedendo nulla. Ascolta questa Prof. allo sbaraglio che (forse) un po’ il giro del mondo, affrontando mari e monti, l’ha fatto. E con la sua penna non vuole certo intimidirti o lanciare inutili allarmi, bensì farti riflettere.
Ma tu che ne sai del suono degli apparecchi che controllano se la tua condizione è stabile, che ne sai di come ci si sente ad essere chiusa in una bolla, in cui si incastrano perfino i capelli, che ne sai del respiro forzato, delle mani che ti toccano per vedere se dai segnali di vita, che ne sai degli occhi increduli di medici e infermieri, che ne sai di quel maledetto aggeggio che controlla saturazione e pressione. Oddio, (forse) proprio maledetto, no.
E intanto loro ti sorridono e ti girano e rigirano per aiutarti, perché soltanto questo possono fare. E la radio che emette suoni e tutto il resto scompare (sì all’Elettra Lamborghini magari). La verità è che in un letto di ospedale l’unico che rischia di scomparire, sei proprio tu. Quindi, prima di agire, pensa, perché la tua vita e quella degli altri dipende da te stesso.
Per farti capire dove voglio andare a parare, ti racconto una storia un po’ noiosa di una ragazzina ormai cresciuta. Sicuramente soffrendo, ma anche avendo voglia di conquistare il suo posto nel mondo. Un posto che per lei era fondamentale. Tutto è iniziato alla scuola secondaria di secondo grado dove la ragazza scopre la bellezza unica dello studio e, per questo motivo, prosegue la sua strada fino all’Università. Non senza difficoltà, ma lottando, stringendo i denti e avendo (forse) paura. Dicono che la paura sia una delle prime emozioni dell’essere umano, che ti permette di capire se in un dato momento conviene o non conviene adottare un comportamento. Ebbene, non sempre sai distinguere cosa fare e (forse) il destino ci mette lo zampino e, se vuole, lo fa come meglio crede.
Un percorso formativo e lavorativo difficile, ma ancora più difficile il percorso interiore. Perché nessuno ti dice qual è il miglior modo per crescere, per sviluppare la propria personalità, per essere assertivi verso gli altri, per farti valere, per essere te stesso (nonostante tutto). E in quel momento sei sola a prendere decisioni o (forse) il fato si prende gioco di te e lo fa nei peggiori dei modi, facendoti dimenticare affetti (famiglia, amicizia, fidanzato ecc.). Ma intanto succede e in quel momento devi imparare ad essere forte e a stringere i denti e non sempre tutto questo è facile.
Non è facile quando ti domandano come mai quel giorno non ti sei truccata, come mai quel giorno, dopo aver camminato, ti senti veramente stanca e gli altri confondono la stanchezza per noia. Non sempre ciò che appare, è ciò che è. Non sempre ciò che vogliamo si realizza. Ma ciò che possiamo fare e (forse) nessuno ce lo può togliere è avere la fiducia in noi stessi, nelle nostre (anche nascoste) capacità. Le parole non dette (forse) fanno più rumore rispetto a quello che immaginiamo. Vedersi stesa su un letto che non è tuo, avere gli occhi puntati addosso per capire se sei lucida, e ritrovarti ad essere girata e rigirata per salvarti la pelle.
“Attento queste parole possono nuocere gravemente alla salute”. Questo dovrebbero scrivere sui pacchetti delle buone maniere, ma non sempre succede e ti ritrovi in un letto a lottare con te stessa e il resto. Soltanto chi ha vissuto un periodo in ospedale sa cosa vuol dire. Ma tu, viaggiatore, cerca di capire che non è il momento di fare l’eroe, perché non c’è nessuna principessa da salvare e il virus si fa una risata quando ti incontra. Non gli interessa se sei verde, rosso o arancione. Lui non arresta la sua corsa e se vuole investirti, ti investe. E allora, caro viaggiatore, prima di uscire rifletti e conta fino a cento, perché potresti ritrovarti “da solo” in un letto d’ospedale.
Ti mostro le immagini della mia vita. “Attenzione queste foto non possono assolutamente nuocere alla salute”. Questo dovrebbero scrivere sui pacchetti della famiglia e dell’amicizia, perché sono gli unici sentimenti che contano nonostante tutto. Ti prego, ascolta le parole di una Prof. che (forse) è cresciuta.
Fase 1: Ecco i miei pilastri di vita.

Fase 2: io e i miei fratelli.

Fase 3: Io e le mie nipotine.
Fase 4: Io e le mie amiche.
Beh, avrai anche tu “frames” nella tua vita. Ecco, quando vuoi uscire e non capisci l’importanza di rimanere a casa, ricordati che anche tu hai un “frame” affettivo vasto, (forse) più vasto di quanto tu creda. Ed è alla tua carrellata di foto che devi far riferimento, quando stai rischiando di entrare in ospedale. Questi sono gli affetti che potresti non rivivere e sinceramente non mi sembra il caso.
Spero di non averti annoiato con le mia storia. Se vuoi raccontami la tua, sono sempre disponibile.
Buona Pasqua!




