Ho l’anima così leggera
Che non mi sembra vero di volare alto
Sotto i piedi ho ancora tanto cielo ancora
Domino le mie paure
Quando la musica è forte fa sparire la notte
Chissà dove il mondo va a finire
Agito le braccia e il corpo
Mi muovo dentro lo spazio
Senza tempo io ballo, non ho tempo, ma ballo
Balla, ballerina
Buonasera viaggiatore,
sono ritornata a darti fastidio. E sono ritornata a casa (per ora, sai che ho l’animo ballerino). Sì, come Levante “senza tempo io ballo (…) ma ballo” 🙂 Ed ho ballato nelle piazze, sotto la nebbia e sotto il Sole; nel blu e nel grigio. La tempesta del mio tempo e la gestione del mio spazio, mi ha ricondotta da te per raccontarti una storia “ballerina”.
Ti vedo nei miei pensieri e ti penso nel guardarti da lontano. Come sai, sono abituata a muovermi “non troppo delicatamente” nello spazio, (ahimé, vorrei imparare “ma non ce la fo“). Sarà il destino di noi viandanti che amiamo “accarezzare il tempo” nel suo scorrere così velocemente da sembrare impercettibile.
Le lancette hanno segnato 07h30 e sono in viaggio verso la città dell’Arte (la lettera maiuscola è “tutta dovuta”). L’incanto di Firenze si nota appena la “velocità sotto i piedi” si arresta. Si aprono le porte, si apre il portone e sei davanti alla Basilica di Santa Maria Novella. Poi le onde ti trascinano sempre più in alto, sia sotto il Sole che sotto la pioggia.
Piove a catinelle, piove ininterrottamente, i piedi hanno ripreso una velocità supersonica. Come allungare un tempo che è ristretto? Mi volto: il Duomo ed il Battistero sono pieni di turisti. Il tempo continua a lacrimare, ma lo spazio “accoglie”. Ed io continuo a correre, oltre.


L’Arno invade la mia Terra. Chiudo gli occhi e mi immergo nel tramonto. Penso che i miei piedi (corpo) vogliano fare sosta, ma la Volontà (animo) non è d’accordo.


La fotografia è un po’ sotto sopra (come lo sono anche io :-p), ma tu non ci far caso. I miei piedi ballerini fanno a gara con la tempesta 🙂 La mia corsa non si ferma; anzi, è appena iniziata tra il Tempo e lo Spazio. Barcollo ma non mollo. Viaggiatore, non sai quanto ho ballato! Sono, però, ancora in piedi. Il cielo piange lacrime serene, intense, un po’ piene, ma (se ti fermi) così leggere. Il vento riesce a “rovesciarle”, da sotto il Cielo a sotto la Terra. Ed ecco, i miei passi verso gli Uffizi e il Corridoio Vasariano.




Vedi doppio? No, l’ho fatto apposta. Penso che il doppione renda di più. Almeno, a mio parere. Beh, anche se non sono una fotografa professionista, ci provo; mi diverto; vivo la mia passione (sempre oltre il tempo e lo spazio). Tu che ne pensi?




Direi che i miei piedi hanno percorso una strada magnifica. Bellezza, maestosità ed eleganza. Inoltre, la view vista dagli Uffizi è bellissima. Le ombre dell’Arno “si gettano” nell’acqua, così come le luci. Finalmente, il cielo ha smesso di piangere; i piedi, le mani ed il corpo sono in sintonia. C’è serenità; c’è Armonia.


Credo che siam giunti ad un buon punto. Sono le 10h00 ed i miei piedi sono “incollati” al suolo. Aspetto due ore, o meglio quattro ore, sotto la pioggia. Che animo “turbolento e sereno” che ho. Personalità alquanto (direbbero i francesi) “bizarre”. Che ci posso fare? Mi piace essere sottosopra; un po’ sopra le righe; un po’ in evoluzione. Giusto o sbagliato che sia, l’importante è essere sé stessi, sempre e comunque.
Ecco a te, il David di Michelangelo:

I miei piedi riprendono la corsa. Davanti a me Palazzo Pitti, dietro il Giardino di Boboli. Ora vedo sul muro i dipinti che studiavo sulla carta. Prima “vedevo”, ora “osservo”; prima “percepivo”, ora “rifletto”.






Beh, direi che queste immagini parlino da sole. Arte allo stato puro. Palazzo Pitti è “intriso” di storia e di “Luoghi” (la lettera maiuscola è d’obbligo). Ma le soprese (“belle” perché soltanto “belle” possono essere), non terminano. Spazio e tempo e “si incontrano” nel Museo della musica e nel Museo della moda.
Ecco a te un “assaggio” di musica…



Ecco a te un assaggio di moda…



L’ultima “perla” del nostro viaggio è il giardino. Il puzzle, così, si completa con l’ultimo (inteso in senso letterale e non di fatto) pezzo tra i tanti assemblati sul tavolo.








Anche in tale caso, le immagini “dicono” tutto. “Urlano” le parole al vento, sotto il Cielo e la Terra. Come direbbero i francesi à travers.
La porta si chiude con la notte; il portone con le stelle. Sempre OLTRE.



Ho l’anima così leggera
Che non mi sembra vеro di volare alto
Sotto i piedi ho ancora tanto cielo ancora
Anima così lеggera
Che non mi ferma niente
Non mi serve il vento per andare oltre
Superarmi ancora e ancora
Ma quanti sogni servono a distinguere l’amore?
Quanti sogni servono a salvarsi da un dolore?
Quanti sogni servono a sentir di meritare?
Quanti sogni servono a volare, volare?
Anima così sincera
Che non ti sembra vero quanto volo in alto
Sotto i piedi ho ancora questo cielo ancora
Questo cielo ancora (Levante, 2023)
